domenica 27 novembre 2011
Se la gente usasse il cuore
Arrivavano ogni vigilia assieme ai doni di Babbo Natale anche i doni di Helen Gonsalves.Era una signora anziana, che non so quando aveva alloggiato all' albergo dei miei e mi aveva preso in simpatia.Avevo capito di piacerle, d 'altronde ero una bambina dai riccioli d' oro dolce e gentile ( così almeno mi ricordano i parenti...ah come si cambia...), e non era difficile affezionarsi a me.Facevo disegni dai mille colori, e la sera prima di andare a dormire glieli infilavo sotto la porta, sicura di farle gradito dono.Difatti Helen l' indomani mi riempiva di sorrisi e gratitudine, nella sua arcana lingua.Quando fece ritorno negli Stati Uniti, mai avrei pensato che avrebbe sentito la mia mancanza.Da quel Natale in poi prese a inviarmi lettere molto affettuose, biglietti sonori, e un enorme cartone dentro il quale c' era di tutto.Ed era tutto per me...Haribo, pelouches,maglincini fatti a mano, matite con sù inciso il mio nome,quaderni, colori a pastello...per anni sono stata oggetto di questi deliziosi pensieri, per anni lo scatolone di Helen Gonsalves ha reso il mio Natale una magia. Mi mandò un dono anche per il mio matrimonio,un portacandele in ceramica color avorio accompagnato dal solito bigliettino sonoro...e una foto di lei, in carrozzella, con le flebo attaccate.La vecchiaia non perdona nessuno, nemmeno gli angeli.Da lì a breve una lettera della figlia, Helen era morta.Rimasi impassibile quel giorno, quella signora così solare non c 'era più.Niente più biglietti augurali, niente più foto dei nipotini in crescita.è difficile abituarsi alla mancanza di qualcuno, anche se quel qualcuno ha incrociato la tua vita per poco tempo...se c è cuore, se si sente affetto, se si da affetto e lo si riceve, si soffre lo stesso...Eppure la vita ogni giorno ci riempie di regali,sorprese come quelle di Helen ...anche se non ce ne accorgiamo.Siamo chiusi nei nostri problemi, ottusi nei nostri egoismi, e non ci accorgiamo di quanto bene c è intorno a noi.Ero dal medico qualche giorno fa, una marea di persone a testa bassa intente a evitare con ogni mezzo il pur minimo accenno di vicinanza.Io per prima, sinceramente.Una ragazza mi si avvicina, inizia a raccontarmi di lei, un sorriso dietro l' altro.Mi racconta della figlia piccola, mi fa vedere le sue foto sul telefono, mi parla della sua terra, la Sicilia.Una spontaneità disarmante, mi sono sciolta in un secondo e ci siamo messe a parlare come se ci conoscessimo da sempre.Peccato che poi io sia entrata dal medico, e al mio ritorno non ci fosse più.Ero intenzionata a chiederle l' indirizzo,magari per bere un caffè assieme, se fosse stata ancora lì..Non so cosa possano aver pensato di noi gli altri pazienti, so solo che in quella giornata grigia quel breve incontro mi è sembrato un miracolo.
martedì 15 novembre 2011
Memories
Adoro questa parte dell' anno, l' autunno.è la mia stagione preferita.Ottobre è un mese bellissimo,vorrei non finisse mai.Tramonti infiniti e tiepidi, il sole sembra non voglia mai andare a dormire e si allunga all' orizzonte colorando il cielo di arancio...C' la festa dell' uva nei pressi di Soave (Vr) in questo periodo, se non erro.Mio nonno mi portava sempre, ho ancora nel naso l' odore del mosto appena fatto, mi sembra ieri,bancarelle con ogni ben di dio, vino., quanto tempo è passato da allora...Penso a questa parte dell' anno come a un periodo di bilanci.I fasti dell' estate sono passati, le vacanze pure, ci si prepara al letargo dell' inverno. Alla malinconoia, per usare un termine masiniano..ma prima che ciò succeda, voglio godermi ancora un pò del venticello caldo che tira il pomeriggio..mentre scrivo è già metà novembre, ma visto le belle giornate sembra di essere ancora ad un mese fa..Ti prego inverno, aspetta ancora un pò prima di arrivare..lasciami godere ancora rilassanti camminate tra le foglie ingiallite e stropicciate, lasciami stupire dopo aver trovato ricci e castagne ai giardini....ricordo una canzoncina insegnatami dalla maestra Rigoni a tal proposito..."la castagna non si bagna quando piove sù in montagna, nel suo guscio accartocciata al riparo se ne sta.Quando poi fa capolino, il momento è ormai vicino, la stagione è cominciata..."Disegnavo castagne con mia figlia ai tempi in cui andava all' asilo, le cantavo questa canzoncina e lei rideva di gusto.. Da piccola invece verso fine ottobre andavo con i miei al paese vicino per vedere se c' era la bancarella ( l 'unica!) con i frutti dell' autunno...si capiva che stava per arrivare il freddo quando sulla statale arrivava col suo furgoncino proprio lui, l' ambulante che vendeva le caldarroste..lieta come non mai per quel cartoccio bollente nelle mie mani, mi sembrava di avere un tesoro caldo e buono.e mi sentivo davvero felice, anche se avevo le dita nere e un pò bruciacchiate..
mercoledì 2 novembre 2011
I ricordi del cuore
Come già scritto in precedenza, la mia famiglia aveva un ristorante di proprietà in quel di Vancimuglio.Accanto, un piccolo negozio di alimentari gestito prima dai miei bisnonni e poi dai miei nonni paterni.Ricordo un giorno d' estate di molti , moltissimi anni fa....avrò avuto cinque anni, nonno Giovanni mi disse :"dai, sali sul carrello della spesa che ti faccio fare un giro nel piazzale..."...elettrizzata dall' idea salii senza
incertezza,il nonno iniziò a spingermi e da lì a poco il carrello prese velocità.
Deve essere stato un sassolino malefico a incastrarsi sotto una ruotina del carrello, fattosta (si scrive cosi???? boh) che il carrello s' incurvo e scivolò rovinosamente a terra, con tanto di sottoscritta a bordo.Nulla di grave, ma avevo le ginocchia sbucciate e io che a quell' età indossavo sempre gonnelline carine ne feci una malattia.Mi vergognavo tremendamente di quei due bozzi rossi, e per un bel pò volli indossare solo pantaloni.Il nonno era dispiaciutissimo, mi aveva vista piangere per la paura e si dispiacque non poco anche per i segni sulle ginocchia...ad ogni modo fu un episodio di poco conto, ma forse non lo fu per lui .Probabilmente si sentiva in colpa, aveva temuto per l' icolumità della sua adorata nipotina, non so....però dopo quell' episodio iniziò a viziarmi in ogni modo, qualsiasi cosa desiderassi lui mi accontentava.
Al ritorno da una vacanza a Rapallo , come regalo mi portò una bicicletta azzurra.Sfrecciavo su parcheggio del ristorante come una scheggia, e gli dicevo che la bici era, nei miei giochi di fantasia, un cavallo..."ah si, un cavallo?? ti piacerebbe averne uno?", mi disse senza esitazione.Era il mio sogno avere un pony, e lui lo sapeva molto bene malgrado la domanda fintamente buttata lì a caso.L' indomani andammo alla fiera di Grisignano, in un recinto un pony maculato (Appaloosa, dice Bea,non si dice maculato a un cavallo!!!!!) mi guardava con occhi languidi, e io ne ero già innamorata.Ricordo ancora il prezzo, 500 mila lire."Lo compriamo!", disse il nonno."Ma solo se vieni a casa in sella e fai pure il cavalcavia senza scendere!".....Tornammo a casa con un criceto.Avevo troppa paura dell' altezza, anche un pony mi sembrava altissimo....se fossi stata soltanto un pò piu coraggiosa, avrei portato a casa l' equino.Il nonno lo avrebbe acquistato di sicuro.Quattro anni più tardi un tumore maligno interruppe in soli quattro mesi questo amore immenso che ci legava.Ogni sera, ogni santa sera, interrompevo la visione dei miei cartoni preferiti per andare in geriatria a trovare mio nonno.Ero l' unica bambina che girava nei corridoi lugubri di quel bruttissimo reparto.E ogni sera lo vedevo spegnersi un pò di piu;è stato allora che ho iniziato a capire il senso della parola "impotenza".Portavo da casa i miei pelouches con me, mi davano coraggio quando gli andavo vicino e lo vedevo soffrire.Ricordo la sera prima della sua morte, il medico di turno.Freddezza agghiacciante:"è finita".Fine dei nostri giochi, delle nostre vacanze a Jesolo, fine delle risate , dei baci.è stato il primo lutto importante della mia vita, ho provato un senso di abbandono terrificante.Quando vado a trovare i miei genitori c' è ancora il mio pianoforte nero sul soppalco, dono dei miei nonni. Una targhetta in oro dice "a Samantha con affetto i nonni Giovanni e Camilla"....ho smesso di suonare il piano alle medie, ora lo strimpella Bea, intona qualche semplice canzoncina e si diverte un sacco .Mi piace pensare che da lassù i miei nonni cantano con lei.
incertezza,il nonno iniziò a spingermi e da lì a poco il carrello prese velocità.
Deve essere stato un sassolino malefico a incastrarsi sotto una ruotina del carrello, fattosta (si scrive cosi???? boh) che il carrello s' incurvo e scivolò rovinosamente a terra, con tanto di sottoscritta a bordo.Nulla di grave, ma avevo le ginocchia sbucciate e io che a quell' età indossavo sempre gonnelline carine ne feci una malattia.Mi vergognavo tremendamente di quei due bozzi rossi, e per un bel pò volli indossare solo pantaloni.Il nonno era dispiaciutissimo, mi aveva vista piangere per la paura e si dispiacque non poco anche per i segni sulle ginocchia...ad ogni modo fu un episodio di poco conto, ma forse non lo fu per lui .Probabilmente si sentiva in colpa, aveva temuto per l' icolumità della sua adorata nipotina, non so....però dopo quell' episodio iniziò a viziarmi in ogni modo, qualsiasi cosa desiderassi lui mi accontentava.
Al ritorno da una vacanza a Rapallo , come regalo mi portò una bicicletta azzurra.Sfrecciavo su parcheggio del ristorante come una scheggia, e gli dicevo che la bici era, nei miei giochi di fantasia, un cavallo..."ah si, un cavallo?? ti piacerebbe averne uno?", mi disse senza esitazione.Era il mio sogno avere un pony, e lui lo sapeva molto bene malgrado la domanda fintamente buttata lì a caso.L' indomani andammo alla fiera di Grisignano, in un recinto un pony maculato (Appaloosa, dice Bea,non si dice maculato a un cavallo!!!!!) mi guardava con occhi languidi, e io ne ero già innamorata.Ricordo ancora il prezzo, 500 mila lire."Lo compriamo!", disse il nonno."Ma solo se vieni a casa in sella e fai pure il cavalcavia senza scendere!".....Tornammo a casa con un criceto.Avevo troppa paura dell' altezza, anche un pony mi sembrava altissimo....se fossi stata soltanto un pò piu coraggiosa, avrei portato a casa l' equino.Il nonno lo avrebbe acquistato di sicuro.Quattro anni più tardi un tumore maligno interruppe in soli quattro mesi questo amore immenso che ci legava.Ogni sera, ogni santa sera, interrompevo la visione dei miei cartoni preferiti per andare in geriatria a trovare mio nonno.Ero l' unica bambina che girava nei corridoi lugubri di quel bruttissimo reparto.E ogni sera lo vedevo spegnersi un pò di piu;è stato allora che ho iniziato a capire il senso della parola "impotenza".Portavo da casa i miei pelouches con me, mi davano coraggio quando gli andavo vicino e lo vedevo soffrire.Ricordo la sera prima della sua morte, il medico di turno.Freddezza agghiacciante:"è finita".Fine dei nostri giochi, delle nostre vacanze a Jesolo, fine delle risate , dei baci.è stato il primo lutto importante della mia vita, ho provato un senso di abbandono terrificante.Quando vado a trovare i miei genitori c' è ancora il mio pianoforte nero sul soppalco, dono dei miei nonni. Una targhetta in oro dice "a Samantha con affetto i nonni Giovanni e Camilla"....ho smesso di suonare il piano alle medie, ora lo strimpella Bea, intona qualche semplice canzoncina e si diverte un sacco .Mi piace pensare che da lassù i miei nonni cantano con lei.
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