domenica 27 novembre 2011
Se la gente usasse il cuore
Arrivavano ogni vigilia assieme ai doni di Babbo Natale anche i doni di Helen Gonsalves.Era una signora anziana, che non so quando aveva alloggiato all' albergo dei miei e mi aveva preso in simpatia.Avevo capito di piacerle, d 'altronde ero una bambina dai riccioli d' oro dolce e gentile ( così almeno mi ricordano i parenti...ah come si cambia...), e non era difficile affezionarsi a me.Facevo disegni dai mille colori, e la sera prima di andare a dormire glieli infilavo sotto la porta, sicura di farle gradito dono.Difatti Helen l' indomani mi riempiva di sorrisi e gratitudine, nella sua arcana lingua.Quando fece ritorno negli Stati Uniti, mai avrei pensato che avrebbe sentito la mia mancanza.Da quel Natale in poi prese a inviarmi lettere molto affettuose, biglietti sonori, e un enorme cartone dentro il quale c' era di tutto.Ed era tutto per me...Haribo, pelouches,maglincini fatti a mano, matite con sù inciso il mio nome,quaderni, colori a pastello...per anni sono stata oggetto di questi deliziosi pensieri, per anni lo scatolone di Helen Gonsalves ha reso il mio Natale una magia. Mi mandò un dono anche per il mio matrimonio,un portacandele in ceramica color avorio accompagnato dal solito bigliettino sonoro...e una foto di lei, in carrozzella, con le flebo attaccate.La vecchiaia non perdona nessuno, nemmeno gli angeli.Da lì a breve una lettera della figlia, Helen era morta.Rimasi impassibile quel giorno, quella signora così solare non c 'era più.Niente più biglietti augurali, niente più foto dei nipotini in crescita.è difficile abituarsi alla mancanza di qualcuno, anche se quel qualcuno ha incrociato la tua vita per poco tempo...se c è cuore, se si sente affetto, se si da affetto e lo si riceve, si soffre lo stesso...Eppure la vita ogni giorno ci riempie di regali,sorprese come quelle di Helen ...anche se non ce ne accorgiamo.Siamo chiusi nei nostri problemi, ottusi nei nostri egoismi, e non ci accorgiamo di quanto bene c è intorno a noi.Ero dal medico qualche giorno fa, una marea di persone a testa bassa intente a evitare con ogni mezzo il pur minimo accenno di vicinanza.Io per prima, sinceramente.Una ragazza mi si avvicina, inizia a raccontarmi di lei, un sorriso dietro l' altro.Mi racconta della figlia piccola, mi fa vedere le sue foto sul telefono, mi parla della sua terra, la Sicilia.Una spontaneità disarmante, mi sono sciolta in un secondo e ci siamo messe a parlare come se ci conoscessimo da sempre.Peccato che poi io sia entrata dal medico, e al mio ritorno non ci fosse più.Ero intenzionata a chiederle l' indirizzo,magari per bere un caffè assieme, se fosse stata ancora lì..Non so cosa possano aver pensato di noi gli altri pazienti, so solo che in quella giornata grigia quel breve incontro mi è sembrato un miracolo.
martedì 15 novembre 2011
Memories
Adoro questa parte dell' anno, l' autunno.è la mia stagione preferita.Ottobre è un mese bellissimo,vorrei non finisse mai.Tramonti infiniti e tiepidi, il sole sembra non voglia mai andare a dormire e si allunga all' orizzonte colorando il cielo di arancio...C' la festa dell' uva nei pressi di Soave (Vr) in questo periodo, se non erro.Mio nonno mi portava sempre, ho ancora nel naso l' odore del mosto appena fatto, mi sembra ieri,bancarelle con ogni ben di dio, vino., quanto tempo è passato da allora...Penso a questa parte dell' anno come a un periodo di bilanci.I fasti dell' estate sono passati, le vacanze pure, ci si prepara al letargo dell' inverno. Alla malinconoia, per usare un termine masiniano..ma prima che ciò succeda, voglio godermi ancora un pò del venticello caldo che tira il pomeriggio..mentre scrivo è già metà novembre, ma visto le belle giornate sembra di essere ancora ad un mese fa..Ti prego inverno, aspetta ancora un pò prima di arrivare..lasciami godere ancora rilassanti camminate tra le foglie ingiallite e stropicciate, lasciami stupire dopo aver trovato ricci e castagne ai giardini....ricordo una canzoncina insegnatami dalla maestra Rigoni a tal proposito..."la castagna non si bagna quando piove sù in montagna, nel suo guscio accartocciata al riparo se ne sta.Quando poi fa capolino, il momento è ormai vicino, la stagione è cominciata..."Disegnavo castagne con mia figlia ai tempi in cui andava all' asilo, le cantavo questa canzoncina e lei rideva di gusto.. Da piccola invece verso fine ottobre andavo con i miei al paese vicino per vedere se c' era la bancarella ( l 'unica!) con i frutti dell' autunno...si capiva che stava per arrivare il freddo quando sulla statale arrivava col suo furgoncino proprio lui, l' ambulante che vendeva le caldarroste..lieta come non mai per quel cartoccio bollente nelle mie mani, mi sembrava di avere un tesoro caldo e buono.e mi sentivo davvero felice, anche se avevo le dita nere e un pò bruciacchiate..
mercoledì 2 novembre 2011
I ricordi del cuore
Come già scritto in precedenza, la mia famiglia aveva un ristorante di proprietà in quel di Vancimuglio.Accanto, un piccolo negozio di alimentari gestito prima dai miei bisnonni e poi dai miei nonni paterni.Ricordo un giorno d' estate di molti , moltissimi anni fa....avrò avuto cinque anni, nonno Giovanni mi disse :"dai, sali sul carrello della spesa che ti faccio fare un giro nel piazzale..."...elettrizzata dall' idea salii senza
incertezza,il nonno iniziò a spingermi e da lì a poco il carrello prese velocità.
Deve essere stato un sassolino malefico a incastrarsi sotto una ruotina del carrello, fattosta (si scrive cosi???? boh) che il carrello s' incurvo e scivolò rovinosamente a terra, con tanto di sottoscritta a bordo.Nulla di grave, ma avevo le ginocchia sbucciate e io che a quell' età indossavo sempre gonnelline carine ne feci una malattia.Mi vergognavo tremendamente di quei due bozzi rossi, e per un bel pò volli indossare solo pantaloni.Il nonno era dispiaciutissimo, mi aveva vista piangere per la paura e si dispiacque non poco anche per i segni sulle ginocchia...ad ogni modo fu un episodio di poco conto, ma forse non lo fu per lui .Probabilmente si sentiva in colpa, aveva temuto per l' icolumità della sua adorata nipotina, non so....però dopo quell' episodio iniziò a viziarmi in ogni modo, qualsiasi cosa desiderassi lui mi accontentava.
Al ritorno da una vacanza a Rapallo , come regalo mi portò una bicicletta azzurra.Sfrecciavo su parcheggio del ristorante come una scheggia, e gli dicevo che la bici era, nei miei giochi di fantasia, un cavallo..."ah si, un cavallo?? ti piacerebbe averne uno?", mi disse senza esitazione.Era il mio sogno avere un pony, e lui lo sapeva molto bene malgrado la domanda fintamente buttata lì a caso.L' indomani andammo alla fiera di Grisignano, in un recinto un pony maculato (Appaloosa, dice Bea,non si dice maculato a un cavallo!!!!!) mi guardava con occhi languidi, e io ne ero già innamorata.Ricordo ancora il prezzo, 500 mila lire."Lo compriamo!", disse il nonno."Ma solo se vieni a casa in sella e fai pure il cavalcavia senza scendere!".....Tornammo a casa con un criceto.Avevo troppa paura dell' altezza, anche un pony mi sembrava altissimo....se fossi stata soltanto un pò piu coraggiosa, avrei portato a casa l' equino.Il nonno lo avrebbe acquistato di sicuro.Quattro anni più tardi un tumore maligno interruppe in soli quattro mesi questo amore immenso che ci legava.Ogni sera, ogni santa sera, interrompevo la visione dei miei cartoni preferiti per andare in geriatria a trovare mio nonno.Ero l' unica bambina che girava nei corridoi lugubri di quel bruttissimo reparto.E ogni sera lo vedevo spegnersi un pò di piu;è stato allora che ho iniziato a capire il senso della parola "impotenza".Portavo da casa i miei pelouches con me, mi davano coraggio quando gli andavo vicino e lo vedevo soffrire.Ricordo la sera prima della sua morte, il medico di turno.Freddezza agghiacciante:"è finita".Fine dei nostri giochi, delle nostre vacanze a Jesolo, fine delle risate , dei baci.è stato il primo lutto importante della mia vita, ho provato un senso di abbandono terrificante.Quando vado a trovare i miei genitori c' è ancora il mio pianoforte nero sul soppalco, dono dei miei nonni. Una targhetta in oro dice "a Samantha con affetto i nonni Giovanni e Camilla"....ho smesso di suonare il piano alle medie, ora lo strimpella Bea, intona qualche semplice canzoncina e si diverte un sacco .Mi piace pensare che da lassù i miei nonni cantano con lei.
incertezza,il nonno iniziò a spingermi e da lì a poco il carrello prese velocità.
Deve essere stato un sassolino malefico a incastrarsi sotto una ruotina del carrello, fattosta (si scrive cosi???? boh) che il carrello s' incurvo e scivolò rovinosamente a terra, con tanto di sottoscritta a bordo.Nulla di grave, ma avevo le ginocchia sbucciate e io che a quell' età indossavo sempre gonnelline carine ne feci una malattia.Mi vergognavo tremendamente di quei due bozzi rossi, e per un bel pò volli indossare solo pantaloni.Il nonno era dispiaciutissimo, mi aveva vista piangere per la paura e si dispiacque non poco anche per i segni sulle ginocchia...ad ogni modo fu un episodio di poco conto, ma forse non lo fu per lui .Probabilmente si sentiva in colpa, aveva temuto per l' icolumità della sua adorata nipotina, non so....però dopo quell' episodio iniziò a viziarmi in ogni modo, qualsiasi cosa desiderassi lui mi accontentava.
Al ritorno da una vacanza a Rapallo , come regalo mi portò una bicicletta azzurra.Sfrecciavo su parcheggio del ristorante come una scheggia, e gli dicevo che la bici era, nei miei giochi di fantasia, un cavallo..."ah si, un cavallo?? ti piacerebbe averne uno?", mi disse senza esitazione.Era il mio sogno avere un pony, e lui lo sapeva molto bene malgrado la domanda fintamente buttata lì a caso.L' indomani andammo alla fiera di Grisignano, in un recinto un pony maculato (Appaloosa, dice Bea,non si dice maculato a un cavallo!!!!!) mi guardava con occhi languidi, e io ne ero già innamorata.Ricordo ancora il prezzo, 500 mila lire."Lo compriamo!", disse il nonno."Ma solo se vieni a casa in sella e fai pure il cavalcavia senza scendere!".....Tornammo a casa con un criceto.Avevo troppa paura dell' altezza, anche un pony mi sembrava altissimo....se fossi stata soltanto un pò piu coraggiosa, avrei portato a casa l' equino.Il nonno lo avrebbe acquistato di sicuro.Quattro anni più tardi un tumore maligno interruppe in soli quattro mesi questo amore immenso che ci legava.Ogni sera, ogni santa sera, interrompevo la visione dei miei cartoni preferiti per andare in geriatria a trovare mio nonno.Ero l' unica bambina che girava nei corridoi lugubri di quel bruttissimo reparto.E ogni sera lo vedevo spegnersi un pò di piu;è stato allora che ho iniziato a capire il senso della parola "impotenza".Portavo da casa i miei pelouches con me, mi davano coraggio quando gli andavo vicino e lo vedevo soffrire.Ricordo la sera prima della sua morte, il medico di turno.Freddezza agghiacciante:"è finita".Fine dei nostri giochi, delle nostre vacanze a Jesolo, fine delle risate , dei baci.è stato il primo lutto importante della mia vita, ho provato un senso di abbandono terrificante.Quando vado a trovare i miei genitori c' è ancora il mio pianoforte nero sul soppalco, dono dei miei nonni. Una targhetta in oro dice "a Samantha con affetto i nonni Giovanni e Camilla"....ho smesso di suonare il piano alle medie, ora lo strimpella Bea, intona qualche semplice canzoncina e si diverte un sacco .Mi piace pensare che da lassù i miei nonni cantano con lei.
venerdì 2 settembre 2011
Ho imparato a sognare
I sogni tengono aperte le porte delle nostre speranze.I sogni ci tengono vivi, ci mantengono vivi permettendoci di respirare aria pulita anche nelle giornate più buie e cupe.
Ho un cassetto pieno zeppo di sogni, alcuni realizzati, altri ancora no e chissà se prenderanno polvere nel tempo o si trasformeranno come i bruchi in farfalle...
è un' arte che si apprende fin da piccoli, quella del sognare..
Con curiosità quasi morbosa scutavo mia zia finchè a casa correggeva i temi dei suoi alunni ,e tra una correzione e l'altra con la penna rossa mi immedesimavo in lei, al punto che mi ero fatta regalare da mia mamma la stessa biro e in più di un' occasione ricordo di aver giocato a fare la professoressa.
I già citati Mici e Beto ,i miei storici pelouche ,erano i mei alunni..scrivevo sui fogli qualche riga a mò di dettato,ci mettevo dentro qualche errore di grammatica e zac!, prontamente correggevo con la biro gli strafalcioni...Mi sentivo tale e quale a lei, e sebbene piccola nell'età il mio sogno di diventare insegnante era immenso.Avevo otto anni, quanto diversa sarebbe stata invece la mia vita "da grande"...
Ad ogni modo nel tempo non tutto è andato perduto, non solo perchè avendo studiato alle magistrali ho ventilato per anni la volontà di darmi all' insegnamento, ma anche perchè avendo lavorato all'asilo nido ho avuto modo effettivamente di essere dall' altra parte,cioè come educatore.
Senza contare la mia vita di giovane mamma, quanto ho amato aiutare mia figlia neli compiti, nelle prime parole che le ho insegnato a scrivere, o nei primi righe che le ho insegnato a leggere...che grande piacere,forse più per me che per lei...
è la prova che se coltivi un sogno in un modo o in un altro riesci a dargli forma, a trasformarlo forse un pò proprio come cambi tu e come cambia la tua vita, ma se lo senti dentro di te di sicuro non lo perdi.
E già questa è una grande consolazione, il sapere che cè qualcosa che ci appartiene, che è solo nostro anche se magari ci crediamo solo noi, ma il solo fatto di coltivarlo nei nostri pensieri gli da forza e forma.
Per questo resto affascinata dalle tante storie di persone che per anni inseguono un ideale,un intento, soli nel loro andare ma fermi e decisi nei propri propositi.
Malgrado tutto.
Amici che hanno avuto esperienze di vita difficili,con famiglie disagiate, che hanno imparato dagli errori dei loro cari e hanno messo tutto quel dolore da parte, sognando una famiglia nuova ,una vita nuova , e ci sono riusciti.
E poi penso alla gente del Friuli,la gente del terremoto del 1976,quanti morti !Ma se si va a Gemona ora tutto è ricostruito .Da quelle macerie di case e morte la vita è riuscita a rinascere, e la città di Gemona nel tempo è rifiorita.Il ritorno ad una vita normale non è stato solo un sogno, o meglio è stato un sogno in cui tutti hanno creduto, sperato, lottato, fino a realizzarlo.
Infine penso ad una ragazza che voleva studiare all'Università, specializzarsi in Lettere.Quell'anno, dopo la maturità, il desiderio di proseguire gli studi era forte, ma i suoi genitori non hanno creduto in lei e le hanno impedito di iscriversi.
Quella mattina piovosa di ottobre le sue amiche erano sul marciapiede, intente ad aspettare l'autobus che le avrebbe portate per la prima volta sui banchi dell'Ateneo.
Lei le guardava di nascosto dalla finestra,bene attenta che non la vedessero. E piangeva,perchè qualcuno aveva calpestato i suoi sogni.
Si ripromise che prima o poi anche lei sarebbe salita su quell'autobus, perchè quello era il suo sogno,e nessuno aveva il diritto di negarglielo.
Sono passati tanti anni da allora, la ragazza è diventata una donna,con i primi soldi messi da parte si è pagata libri e tasse universitarie. Da sola, con le sue sole forze. E poco importa se ora è tutto più difficile,ci sono il lavoro e la famiglia come priorità e perciò gli esami sono fermi da un bel pò....poco importa, prima o poi quella ragazza ce la farà.
Perchè di sognare io non mi stancherò mai.
Ho un cassetto pieno zeppo di sogni, alcuni realizzati, altri ancora no e chissà se prenderanno polvere nel tempo o si trasformeranno come i bruchi in farfalle...
è un' arte che si apprende fin da piccoli, quella del sognare..
Con curiosità quasi morbosa scutavo mia zia finchè a casa correggeva i temi dei suoi alunni ,e tra una correzione e l'altra con la penna rossa mi immedesimavo in lei, al punto che mi ero fatta regalare da mia mamma la stessa biro e in più di un' occasione ricordo di aver giocato a fare la professoressa.
I già citati Mici e Beto ,i miei storici pelouche ,erano i mei alunni..scrivevo sui fogli qualche riga a mò di dettato,ci mettevo dentro qualche errore di grammatica e zac!, prontamente correggevo con la biro gli strafalcioni...Mi sentivo tale e quale a lei, e sebbene piccola nell'età il mio sogno di diventare insegnante era immenso.Avevo otto anni, quanto diversa sarebbe stata invece la mia vita "da grande"...
Ad ogni modo nel tempo non tutto è andato perduto, non solo perchè avendo studiato alle magistrali ho ventilato per anni la volontà di darmi all' insegnamento, ma anche perchè avendo lavorato all'asilo nido ho avuto modo effettivamente di essere dall' altra parte,cioè come educatore.
Senza contare la mia vita di giovane mamma, quanto ho amato aiutare mia figlia neli compiti, nelle prime parole che le ho insegnato a scrivere, o nei primi righe che le ho insegnato a leggere...che grande piacere,forse più per me che per lei...
è la prova che se coltivi un sogno in un modo o in un altro riesci a dargli forma, a trasformarlo forse un pò proprio come cambi tu e come cambia la tua vita, ma se lo senti dentro di te di sicuro non lo perdi.
E già questa è una grande consolazione, il sapere che cè qualcosa che ci appartiene, che è solo nostro anche se magari ci crediamo solo noi, ma il solo fatto di coltivarlo nei nostri pensieri gli da forza e forma.
Per questo resto affascinata dalle tante storie di persone che per anni inseguono un ideale,un intento, soli nel loro andare ma fermi e decisi nei propri propositi.
Malgrado tutto.
Amici che hanno avuto esperienze di vita difficili,con famiglie disagiate, che hanno imparato dagli errori dei loro cari e hanno messo tutto quel dolore da parte, sognando una famiglia nuova ,una vita nuova , e ci sono riusciti.
E poi penso alla gente del Friuli,la gente del terremoto del 1976,quanti morti !Ma se si va a Gemona ora tutto è ricostruito .Da quelle macerie di case e morte la vita è riuscita a rinascere, e la città di Gemona nel tempo è rifiorita.Il ritorno ad una vita normale non è stato solo un sogno, o meglio è stato un sogno in cui tutti hanno creduto, sperato, lottato, fino a realizzarlo.
Infine penso ad una ragazza che voleva studiare all'Università, specializzarsi in Lettere.Quell'anno, dopo la maturità, il desiderio di proseguire gli studi era forte, ma i suoi genitori non hanno creduto in lei e le hanno impedito di iscriversi.
Quella mattina piovosa di ottobre le sue amiche erano sul marciapiede, intente ad aspettare l'autobus che le avrebbe portate per la prima volta sui banchi dell'Ateneo.
Lei le guardava di nascosto dalla finestra,bene attenta che non la vedessero. E piangeva,perchè qualcuno aveva calpestato i suoi sogni.
Si ripromise che prima o poi anche lei sarebbe salita su quell'autobus, perchè quello era il suo sogno,e nessuno aveva il diritto di negarglielo.
Sono passati tanti anni da allora, la ragazza è diventata una donna,con i primi soldi messi da parte si è pagata libri e tasse universitarie. Da sola, con le sue sole forze. E poco importa se ora è tutto più difficile,ci sono il lavoro e la famiglia come priorità e perciò gli esami sono fermi da un bel pò....poco importa, prima o poi quella ragazza ce la farà.
Perchè di sognare io non mi stancherò mai.
sabato 20 agosto 2011
Semplicità
Quanto amo le cose semplici! Sono nata in un paese semplice, in campagna, e sono cresciuta attorniata da persone semplici . Da sempre mi definisco una ragazza di campagna, anche se non mi identifico con quella rappresentata nel film di Renato Pozzetto, col vestito a fiori e il cappello a tesa larga giusto per intenderci...
Ricordo corse infinite nel campo dietro al ristorante dei miei, alla ricerca delle prime violette e degli "occhi della Madonna", fiorellini azzurri piccolissimi che al loro sbocciare davano il via alla primavera.
Ricordo tanta emozione nel cercare i prataioli sotto i pini, che gioia veder spuntare quei cappelli bianchi sull' erba...e poi correre in casa e portarli a mio nonno come trofeo... un semplice trofeo!.
Ricordo le serate di Capodanno con i musicisti venuti a rallegrare la festa...penso ancora al mio abito d' argento, le ballerine laccate rosse...per un pò è stato il mio vestito d' ordinanza, per le evenienze speciali del ristorante...
E poi anni e anni di processioni religiose a fine maggio, con la chiusura dei fioretti, la statua della Madonna portata a spalle sul piazzale della chiesa, e noi bambini intenti a cantare in prima fila e a spargere sul cemento petali di rose...
Tutti ricordi semplici, ma così ricchi....
Non sono cambiata poi molto da quella bambinetta che ero, e tutt' oggi ricerco nelle persone quell' ingenuità pulita e quella semplicità che tanto ho amato.
Certo i tempi sono cambiati, e mica poco, tant è che al giorno d' oggi certe caratteristiche vengono viste come un difetto più che non una ricchezza.
Ma sinceramente la cosa non mi tocca più di tanto, anche se di sicuro a certo occhi più smaliziati si può essere scambiati per degli emeriti fessachiotti un pò dinoccolati e idealisti.
Considero un grande dono quello di sapersi ancora meravigliare davanti a un fiore che sboccia, o magari sapersi godere una buona tazza di pane e latte...
è la mia natura, che nè la maturità nè i tempi cosiddetti moderni cambieranno.Una sorta di fedeltà a me stessa, insomma.
Ho da poco conosciuto nel mio cammino una ragazza,una nuova collega. Mi ha piacevomente sorpreso con un sms in cui mi ha scritto che mi avrebbe omaggiata di una torta fatta col pane raffermo, uova e latte.
Una torta semplice, insomma!!!
Pare essere un dolce tipico friulano, a me finora sconosciuto malgrado i miei ormai 13 anni in questa regione.
La cosa mi ha davvero reso felice, non tanto per la sicura delizia che domani andrò ad assaggiare, quanto perchè in questo dono inaspettato ho percepito un pensiero fatto veramente col cuore e con il gusto di rendere felice chi ti è vicino.
Semplicemente.
.
Ricordo corse infinite nel campo dietro al ristorante dei miei, alla ricerca delle prime violette e degli "occhi della Madonna", fiorellini azzurri piccolissimi che al loro sbocciare davano il via alla primavera.
Ricordo tanta emozione nel cercare i prataioli sotto i pini, che gioia veder spuntare quei cappelli bianchi sull' erba...e poi correre in casa e portarli a mio nonno come trofeo... un semplice trofeo!.
Ricordo le serate di Capodanno con i musicisti venuti a rallegrare la festa...penso ancora al mio abito d' argento, le ballerine laccate rosse...per un pò è stato il mio vestito d' ordinanza, per le evenienze speciali del ristorante...
E poi anni e anni di processioni religiose a fine maggio, con la chiusura dei fioretti, la statua della Madonna portata a spalle sul piazzale della chiesa, e noi bambini intenti a cantare in prima fila e a spargere sul cemento petali di rose...
Tutti ricordi semplici, ma così ricchi....
Non sono cambiata poi molto da quella bambinetta che ero, e tutt' oggi ricerco nelle persone quell' ingenuità pulita e quella semplicità che tanto ho amato.
Certo i tempi sono cambiati, e mica poco, tant è che al giorno d' oggi certe caratteristiche vengono viste come un difetto più che non una ricchezza.
Ma sinceramente la cosa non mi tocca più di tanto, anche se di sicuro a certo occhi più smaliziati si può essere scambiati per degli emeriti fessachiotti un pò dinoccolati e idealisti.
Considero un grande dono quello di sapersi ancora meravigliare davanti a un fiore che sboccia, o magari sapersi godere una buona tazza di pane e latte...
è la mia natura, che nè la maturità nè i tempi cosiddetti moderni cambieranno.Una sorta di fedeltà a me stessa, insomma.
Ho da poco conosciuto nel mio cammino una ragazza,una nuova collega. Mi ha piacevomente sorpreso con un sms in cui mi ha scritto che mi avrebbe omaggiata di una torta fatta col pane raffermo, uova e latte.
Una torta semplice, insomma!!!
Pare essere un dolce tipico friulano, a me finora sconosciuto malgrado i miei ormai 13 anni in questa regione.
La cosa mi ha davvero reso felice, non tanto per la sicura delizia che domani andrò ad assaggiare, quanto perchè in questo dono inaspettato ho percepito un pensiero fatto veramente col cuore e con il gusto di rendere felice chi ti è vicino.
Semplicemente.
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giovedì 21 luglio 2011
( Si può essere ) amici per sempre..
Sono per carattere una persona molto nostalgica, lo sono sempre stata. Dicono sia nell' indole del Sagittario esserlo. Conservo con cura i miei ricordi, i miei diari che da bambina riempivo ogni giorno (Carlo, te le ricordi le agende????), i mei pelouches, i miei giornalini, album di foto....fanno parte del mio passato,e quando li ritrovo come in un baleno riaffiorano istanti di vita mai sopìti..
Per me il tempo è passato, ma per ciascuno di questi oggetti no.
Certo qualche foglio è ingiallito,qualche polaroid è sbiadita, ma la loro forza evocativa è forte più che mai.Per esempio qualche giorno fa ,rovistando tra i cassetti, ho trovato un' immagine di me ,avrò avuto si e no due anni,seduta sul trenino rosso di Gardaland. Accanto a me mia nonna Camilla.
Sono passati trent'anni, eppure ricordo ancora perfettamente quella giornata..se non avessi avuto quella foto, mi sarei persa quei bei momenti, dimenticati in qualche cassetto della mia mente.
Ecco perchè do molta importanza a certi oggetti, proprio perchè nel tempo restano vivi.
Noi cambiamo, loro no.
Mici e Beto mi sono stati regalati il giorno del mio terzo compleanno dalla Maria, la cuoca del ristorante dei miei. Donna semplice e genuina, la Maria ( nb, so che non si dovrebbe scrivere "la" davanti a un nome proprio, ma stasera mi va cosi..) Quando lavava la verdura nell'enorme lavandino in acciaio della cucina, ogni tanto per scherzo mi ci metteva dentro assieme ai pomodori..mi divertivo un sacco con lei, faceva degli gnocchi buonissimi che io mangiavo crudi.
Dunque un giorno mi regalò questi due pelouches ;beige l'uno,due bottoni neri per occhi, più rossiccio l'altro, con le bretelline marroni e rosse di pezza..è stato amore a prima vista!
Da allora non mi hanno mai lasciato.
Noi tre siamo sempre stati inseparabili, non cè posto dove io non li abbia portati: in vacanza a Jesolo,in gita coi miei, in ospedale, dovunque ci fossi io ci sono sempre stati pure loro.Hanno dormito con me la sera prima del mio matrimonio,il giorno in cui è nata mia figlia, il mio primo giorno di lavoro..su di loro e con loro ho riso e pianto,e non mi vergogno a dirlo ma ancora oggi è così.Portano bene i loro trent'anni;beh, a Mici si è un po storto l'occhio, il pelo è un pò arruffato (qualche lavaggio errato in lavatrice è stato devastante per tutti e due..) ma tutto sommato si conservano bene.Sono una piccola eredità che lascerò a mia figlia, e devo aver ben trasmesso il mio attaccamento per loro tant' è che Beatrice malgrado abbia quasi tredici anni li tiene in bella vista sul suoi letto, accanto al cuscino, e guai a chi li tocca..
Un pomeriggio di qualche mese fa ci ha accolte a casa una brutta scoperta, Mici e Beto erano scomparsi.Li abbiamo cercati dovunque, dovunque,poi improvvisamente abbiamo notato due ombre oscillare appese per il collo, fuori dal terrazzo: Mauro, il mio compagno, gran burlone, l'autore del disumano gesto. Avevamo litigato con lui la mattina, perchè spesso permetteva al gatto di dormire sopra ai nostri prediletti e a me e Bea la cosa non era gradita affatto...indi, ecco la sua personale vendetta.
Non gli ho rivolto la parola per il resto della giornata .Toglietemi tutto, ma non Mici e Beto..
Per me il tempo è passato, ma per ciascuno di questi oggetti no.
Certo qualche foglio è ingiallito,qualche polaroid è sbiadita, ma la loro forza evocativa è forte più che mai.Per esempio qualche giorno fa ,rovistando tra i cassetti, ho trovato un' immagine di me ,avrò avuto si e no due anni,seduta sul trenino rosso di Gardaland. Accanto a me mia nonna Camilla.
Sono passati trent'anni, eppure ricordo ancora perfettamente quella giornata..se non avessi avuto quella foto, mi sarei persa quei bei momenti, dimenticati in qualche cassetto della mia mente.
Ecco perchè do molta importanza a certi oggetti, proprio perchè nel tempo restano vivi.
Noi cambiamo, loro no.
Mici e Beto mi sono stati regalati il giorno del mio terzo compleanno dalla Maria, la cuoca del ristorante dei miei. Donna semplice e genuina, la Maria ( nb, so che non si dovrebbe scrivere "la" davanti a un nome proprio, ma stasera mi va cosi..) Quando lavava la verdura nell'enorme lavandino in acciaio della cucina, ogni tanto per scherzo mi ci metteva dentro assieme ai pomodori..mi divertivo un sacco con lei, faceva degli gnocchi buonissimi che io mangiavo crudi.
Dunque un giorno mi regalò questi due pelouches ;beige l'uno,due bottoni neri per occhi, più rossiccio l'altro, con le bretelline marroni e rosse di pezza..è stato amore a prima vista!
Da allora non mi hanno mai lasciato.
Noi tre siamo sempre stati inseparabili, non cè posto dove io non li abbia portati: in vacanza a Jesolo,in gita coi miei, in ospedale, dovunque ci fossi io ci sono sempre stati pure loro.Hanno dormito con me la sera prima del mio matrimonio,il giorno in cui è nata mia figlia, il mio primo giorno di lavoro..su di loro e con loro ho riso e pianto,e non mi vergogno a dirlo ma ancora oggi è così.Portano bene i loro trent'anni;beh, a Mici si è un po storto l'occhio, il pelo è un pò arruffato (qualche lavaggio errato in lavatrice è stato devastante per tutti e due..) ma tutto sommato si conservano bene.Sono una piccola eredità che lascerò a mia figlia, e devo aver ben trasmesso il mio attaccamento per loro tant' è che Beatrice malgrado abbia quasi tredici anni li tiene in bella vista sul suoi letto, accanto al cuscino, e guai a chi li tocca..
Un pomeriggio di qualche mese fa ci ha accolte a casa una brutta scoperta, Mici e Beto erano scomparsi.Li abbiamo cercati dovunque, dovunque,poi improvvisamente abbiamo notato due ombre oscillare appese per il collo, fuori dal terrazzo: Mauro, il mio compagno, gran burlone, l'autore del disumano gesto. Avevamo litigato con lui la mattina, perchè spesso permetteva al gatto di dormire sopra ai nostri prediletti e a me e Bea la cosa non era gradita affatto...indi, ecco la sua personale vendetta.
Non gli ho rivolto la parola per il resto della giornata .Toglietemi tutto, ma non Mici e Beto..
martedì 28 giugno 2011
la ragazza dagli occhi di sole
Ogni volta che vedo passare un treno interregionale dalla stazione di Codroipo ripenso a quando su quel treno per nove lunghi mesi ci son salita io...Avevo solo ventun anni, una figlia nata da poco e lavoravo ogni giorno a Trieste in un asilo nido comunale. Ogni santa mattina alle h 11.15 salivo sulla mia bella (più o meno) locomotiva e da Codroipo mi recavo nel capoluogo giuliano.Ho sempre amato tantissimo Trieste,non so perchè ma l' ho percepita fin da subito come la mia città ideale..vitale, scherzosa, aperta agli altri...senza contare quel mare,con quei tramonti all'orizzonte così fantastici..Terminavo il lavoro alle 17,dalla zona della Ferriera dove prestavo servizio cambiavo due autobus (....culo,eh,aver beccato il nido più lontano dalla stazione dei treni!) e rifacevo il tragitto all'incontrario,verso Codroipo.Tutto questo per un intero anno scolastico,ora come ora non credo lo rifarei..la pigrizia si è fatta più forte da quando non ho più i miei ventun anni!!!Conservo di quel periodo un ricordo bellissimo, al di là della bella esperienza lavorativa mi manca più di tutto il viaggio in treno,quello del ritorno..Quando parti dalla stazione di Trieste per una buona ventina di minuti costeggi il litorale della costa, fino a Monfalcone. Ferrovia a strapiombo sul mare. Per nove mesi ho visto su quell'infinita distesa d'acqua di fronte a me piccoli capolavori della natura..I più bei colori del tramonto,il variopinto mutare lungo le stagioni della distesa carsica.In autunno,che incendio di rossi,e arancioni,e marroni!!!Alberi dai colori più accesi, contrastanti con il grigiore della roccia carsica..E ancora il Faro della Vittoria,nelle sere di bora scura guida amichevole, e barche di pescatori qua e là sul mare calmo...Rimanevo estasiata per non dire commossa da tanto spettacolo..Ricordo di quel periodo una canzone che ascoltavo di continuo, con le mie cuffiette su quel treno , appoggiata al finestrino con la mano sul mento: "La ragazza dagli occhi di sole",dei Pooh. Se qualcuno legge questo blog,ascolti il mio consiglio:senta almeno una volta quella canzone,è una poesia...Mi piace pensare che quelle parole scritte parlino un po di me e del mio anno trascorso nella mia amata Trieste,..".la ragazza con gli occhi di sole,cominciava ogni giorno la vita, su quel treno di folla e di fumo, che dal mare portava in città..tra i giornali malati di noia, la guardavo guardare il mattino, con la fronte sul treno veloce che sfiorava le case.. ti porterò lontano da questi giorni giorni uguali, per tutti i miei domani starai con me..ti porterò con me più in là di questo amore..quel treno passa ancora ma senza te, io ti ricorderò così com'eri allora...e anche se non lo sai, sarai con me.."
martedì 21 giugno 2011
il regalo più grande
Quando ero bambina avevo un solo desiderio, diventare come la mia maestra delle elementari...Avrei voluto avere tutte le sue peculiarità, ai miei occhi una migliore dell'altra.. Una grandissima sensibilità, o forse sarebbe meglio dire intelligenza emotiva, termine assai in voga in questi nostri tempi moderni..Uno spiccato amore per tutto ciò che è cultura :si parlava di Dante Alighieri già in terza elementare,si leggevano libri improponibili ai nostri ragazzi di oggi (la biografia di Albert Einstein,per citarne uno....interessantissima vicenda personale del grande scienziato ),si discuteva della guerra (a ognuno di noi alunni un fine anno scolastico fu donata una copia de "il sergente nella neve" di Rigoni Stern, cognato acquisito della maestra, con tanto di dedica personale dell'autore).Ma più che un'insegnante la signora Cristina Strazzabosco in Rigoni è stata per me una guida, una presenza forte e autorevole che mi ha trasmesso un arcobaleno di valori che fanno parte del mio essere.Devo a lei l'amore per la lettura e la scrittura, arti ahimè ultimamente un pò tralasciate..devo a lei il valore dell'amicizia e della solidarietà verso chi ha bisogno ,devo a lei l'importanza che da sempre attribuisco al cuore e alla sua voce...Conservo con cura le lettere che negli anni passati,malgrado l'avanzare dell'età,mi ha mandato....la calligrafia,rotonda e morbida,con le aste ben dritte così come aveva insegnato a me ormai venticinque anni fa,è rimasta la stessa.Forse un pò tremante,ma sempre uguale ai miei occhi. A volte sogno ad occhi aperti di abbozzare la stesura di un tema,cosa che ho sempre tanto amato fare (è innegabile,scrivere è da sempre la mia passione),di portarglielo e di farmelo correggere con quella penna a biro rossa che ha accompagnato i miei giudizi per cinque anni.....sarebbe per me un regalo bellissimo!Chissa ,magari un giorno...Questo post è dedicato solo a lei,cara maestra,a lei che è stata ed è dopo mia figlia la donna più importante della mia vita.
giovedì 16 giugno 2011
mi ricordo montagne verdi
Quando mi sveglio la mattina una delle prime cose che faccio è affacciarmi al balcone della mia casa e osservare le montagne che dal Piancavallo si estendono fino al vicino Veneto.Mi piace immaginare che questa lunga cinta di vette tenga vicino me e la mia terra, terra che effettivamente lontana non è, anche se spesso,per la verità,per vicessitudini della mia vita,i chilometri mi sono sembrati mille...Guardo l'orizzonte a ovest,fin dove lo sguardo può arrivare,e mi chiedo se al di là dell'ultima cresta visibile ci sia qualcuno che come me,nello stesso istante,sta facendo la stessa cosa.Mi piace pensare che qualche contadino del mio paese,apprestandosi ad iniziare la sua dura giornata tra i campi,si soffermi per un momento a guardare verso nord,alle montagne di Asiago per intenderci,alla ricerca del primo raggio di sole....immagino le risaie di fronte casa dei miei,le ville palladiane,tutto cio che mi ricorda la mia terra, irradiata dalla stessa luce calda che nello stesso istante illumina anche me,a Codroipo...e in quel momento mi sembra di sentirmi di nuovo a casa,vicina più che mai a casa,e se chiudo gli occhi mi vedo ancora bambina ,mi sento ancora bambina,spensierata e semplice,cresciuta in quella culla di campagna che è stato Vancimuglio,...Non nego,nello scrivere tutto ciò,una forte nostalgia..non tanto di quello che lì ho lasciato,ben poco per la verità.Più sempicemente,quando all'orizzonte vedo le mie montagne,faccio un sospiro e penso a quanto bene mi farebbe ogni tanto tornare ad essere la bambina che ero.
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